Padre, Madre, mi devo confessare. Devo scrivere ciò che penso, la scia immonda dei miei pensieri straziati da banalità, l’oppressione e l’urgenza che ho di esprimere ciò che in questo momento senza troppo significato sento. Ci sono io e c’era lei. Non sono tranquilla con la coscienza. Sento che ci sono dei pesi che non mi lasciano respirare in profondità, che non mi lasciano dire in sincerità di possedere un certo tipo di pace. Sento che con lei le cose cambiano, sono già cambiate prima ancora che mi potessi opporre, prima ancora di dire NO. Lei che forse non è mai stata come la immaginavo ma le stava bene di farsi dipingere come io avrei voluto che fosse. Sì, il gioco, l’incanto è finito. Mi propongo adesso di poterla vedere così com’è, di farla finita di foderare la gente di prosciutto e vederla appetitosa. Sono nervosa. Sono insoddisfatta. In questo momento troppi tasselli sono in giro a caso e il mosaico è alla rinfusa. Se guardo non vedo nessun disegno. Niente che mi rappresenti, solo colori sparsi. E lei e lei quanto mi ha deluso, e quanto ho creduto in questa persona. E mi rode che non sia qualcosa così facile da spiegare, mi preme sul petto che sia un viscerale problema emotivo relazionale tra noi due. Così succede, così accade quando si crede nella simbiosi. Quando si vuole credere che quel legame sia così perfetto e così bello da essere incredibile. Non crederò più a niente, non eleverò più nessuno al di sopra della soglia del credibile e del dimostrato. Mi fa male, sto quasi delirando. E’ tutto così strano… Tutto così doloroso. Mi sembra di vivere in un periodo fallimentare. E ci dovrei parlare, con lei. Ma mi chiedo per dirle che? Potrà poi capire? Sì, sono arrabbiata con te. Ma non solo. Delusa, anche. Ma quando siamo insieme non riesco, mi blocco, non riesco a parlare di questo perchè ho paura, ho forse timore che sia ancora meno di quel che è. Ma lei capisce, io lo so, e non esprime, ma il distacco c’è stato. E se voglio qualcosa di vero allora dovrei fare lo sforzo di parlare. Ma di parlare non mi viene e a lei tantomeno. E si va avanti così e ci vediamo e vedo sempre meno il senso. E mi propongo di tirar fuori due parole e quando siamo lì io non ce la faccio. Dovrei dirle “ci sono rimasta di merda…….per…” “mi hai deluso” “sei cambiata, non ti riconosco più” “chi cazzo sei adesso” ma non ho il coraggio. Vorrei dirle “spiegami se tu hai un senso adesso, spiegami se noi siamo più qualcosa, se lo siamo mai state per te”. Non va bene. Sento un mattone all’altezza del petto e non va bene un cazzo. Se non capite non chiedete di spiegarmi. Credo che sarà un blog di sfoghi e paranoie e pensieri cupi se capiteranno. Sono e sarò pesante. Nessuno chieda spiegazioni, nessuno pretenda di capire. Se fa male e se vi può tirar giù tutto questo non leggete più, andate via, scappate. Sono incazzata. Più che con lei con me. Dura dura dura come il muro. Peggio del cemento. Vado a letto.
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