Pubblicato da: d14n3 su: Gennaio 21, 2009
La notte tutto sommato è filata via liscia ed ecco un nuovo giorno di malattia. Il penultimo se Dio vuole. Cielo grigio, chiacchiericcio di vicina con vicina dai balconi, bambina che mi sveglia che mi chiede perchè io ho due letti di cui uno molto grande e dove siano andati tutti i miei nonni. Le rispondo che sono tutti morti e spengo la luce. Si allontana, esce. Finalmente. Pappagalli imbizzarriti, telefono, campanello, pulizia scale. Entra la vicina e mi chiede se mi hanno disturbato. Sa benissimo che la manderei affanculo per tutte le volte che entra nel mio sonno con le sue confessioni dette a mia madre, lo sa, ma le domande retoriche devono essere il suo forte di seconda mattina.
Ho pensato a TickTack. E’ abitudine mia (quantomai insana) e di un po’ d’altre di cercare di psicanalizzare il maschio semi protagonista di qualsivoglia racconto di vita vissuta. Tentativo apprezzabile ma non sempre riuscito. Voglia di tenere, di avere sotto controllo l’altrui pensiero; costante di persona con tendenza ad innervosirsi.
“Che ha, che gli sarà successo, cosa pensa, cosa crede, perché?”
Fortunatamente, per quanto immondamente semplice (si dice) non entreremo mai in quelle materie grige che certe volte staccheremo volentieri dal cranio e spappoleremo sulla prima parete bianca di un muro a caso. Disprezzo.