Posted by: d14n3 on: Gennaio 21, 2009
Ho gettato via quel che c’era, ne ho cambiato l’aspetto, il colore e il succo. Nuovo blog, per quanto questo possa durare, per quanto possa scrivere. Facebook ci ha fregati un po’ tutti noi della blogosfera: ci ha risucchiati e con il gioco delle vecchie, attuali e nuove conoscenze “si” scrive un po’ di meno.
Salvo poi riassumere uno stato d’animo in terza persona in una riga ad inizio pagina. Le cose cambiano. Avevo inaugurato questo blog giusto un anno fa in una giornata di profonda crisi. In un giorno in cui avevo qualcosa dentro che si stava incrinando con una persona in particolare.
Tutto – completamente – ribaltato. Almeno con la personain questione.
Mi sto annoiando di bestia, fuori piove, due settimane che non esco di casa, in malattia:
mura, tv, pc, email, telefono e poco più. Mangio così, per nutrirmi senza gioia particolare, dormo di gusto quando mi va, non faccio troppo caso all’orologio.
Malattia. Condizione di vita simile a quella della larva. Protetta, fuori da tutto, in un bozzolo.
Ho sentito l’esigenza di “fare”, di almeno scrivere da qualche parte ciò che sento ora, di annotare per un qualche strano spirito da documentario ciò che accade.
Lo voglio scrivere, lo voglio leggere, la voglio seguire questa creatura beffarda e quando tutto andrà avanti o quando tutto sarà passato voglio vedere il percorso dalla A (o meglio B) dove siamo ora all’altro estremo qualunque esso sia, qualunque sia la sua fine o il suo continuo. Sarò sincera. Cronologico, in tempo re – per quanto possibile – autentico, terapeutico.
Ne ho bisogno, lo voglio. Scriverò di me.
Mi sto frequentando da un mese con un tipo che chiameremo Ticktack; dopo tanto ma tanto tempo un esemplare di genere maschile per cui non spendo quelle tre paroline “coglione, banale, stupido“. Sì, ce l’ho con i maschi. Con tutti, o quasi. Tanto per anticiparvi qualcosa. Sono single. Sono bisessuale. Non so decidere, non mi sbilancio, resto a guardare per meglio ponderare.
Lui non è male. Giusto un po’ più alto di me (se porto le scarpe basse), caratterino acidello. Sto pensando al senso della cosa. Al senso di me e di lui. A cosa voglio io, a cosa vuole lui. Se va bene così com’è o come andrà a finire. Lucidamente.
Dopo un mese che ci frequentiamo non ho intenzione alcuna di venir fuori (leggi “uscire allo scoperto”) con domande del tipo “diamogli un nome a questa conoscenza” perchè neppure io saprei cosa rispondere. Ma quel caratterino, quei modi di fare risoluti da isterico inviperito, quel so tutto io mi indispongono. Mi piace, un po’ mi piace ma non so se può bastare.
Lo avvicino piano, cerco di grattare via la scorza del gioco al piccolo uomo, al piccolo macho con l’ironia ma lo sento distante. L’ultima volta poi era ferito. Era duro, rabbioso, aspro.
La sfida mi stimola ma non mi diverte abbastanza. Lo picchierei a volte. I silenzi, i modi repentini, la risolutezza mi fanno pensare che sia un acido piuttosto che una persona decisa e sicura di sè. Mi pare che abbia bisogno di vedersi forte, di farsi credere adulto e pieno di consapevolezza. Io ondeggio come una foglia, come un’altalena, vacillo e sento solletico ma non sempre mi viene da sorridere. Quasi patetico.